
la capacità di adeguarsi velocemente ad ambienti e situazioni , le
più diverse, spesso “di frontiera”, dove la percentuale dei docenti precari
raggiunge punte molto elevate;
aver sviluppato un alto grado di flessibilità
nella strategia didattica;
conoscere davvero il variegato mondo della scuola
italiana;
possedere la capacità di pensare secondo categorie che rappresentano,
nell’attuale panorama, una vera punta di eccellenza.
Se il ministroavesse bisogno di un’analisi dettagliata e reale del sistema scuola in
tutta la sua complessa realtà, dovrebbe rivolgersi ai precari, che ne hanno
scienza e conoscenza diretta, piuttosto che a “pseudo-esperti” che della
scuola hanno un’astratta rappresentazione, molto distante dalla concretezza
delle cose.
Aureliana Scotti (Miip)